Un confine non ben definito.

Le differenze e le analogie tra il contratto di somministrazione e il contratto di distribuzione non sono sempre chiare e lampanti. La labilità del confine tra le due discipline contrattuali ha infatti creato, nel corso degli anni, non pochi problemi applicativi soprattutto nei rapporti commerciali di prodotti agroalimentari.

Tipicità e aticipità

Il contratto di somministrazione (definito anche di “fornitura”) è disciplinato dagli articoli 1559 e seguenti del codice civile.
A tale tipicità si contrappone la fattispecie del contratto di distribuzione, anche più volte definito di “concessione di vendita”. Il vuoto normativo, in relazione al contratto di distribuzione, viene colmato ricorrendo all’interpretazione analogica delle disposizioni codicistiche che regolano similari figure contrattuali e nello specifico quella di somministrazione (art.1559 ss. c.c.) e di mandato (art. 1703 ss. c.c.).

Natura giuridica

– Quanto al contratto di somministrazione/fornitura l’articolo 1559 del codice civile, testualmente recita: “la somministrazione è il contratto con il quale una parte si obbliga, verso corrispettivo di un prezzo, a eseguire, a favore dell’altra, prestazioni periodiche o continuative di cose”.
Dunque, il contratto di somministrazione/fornitura è un contratto a prestazioni corrispettive: Merce – Prezzo.
Trattasi inoltre di un contratto di durata e ciò poiché le prestazioni sono costituite dal carattere della periodicità/ripetitività e con ciò differendo dal contratto generale di vendita.

– Quanto al contratto di distribuzione la giurisprudenza pare essere oramai concorde nel ritenere che il “concessionario”, si obbliga, sia a promuovere contratti di compravendita, sia a concludere contratti di puro trasferimento dei beni, che gli vengono forniti, mediante la stipulazione a condizioni predeterminate nell’accordo iniziale concluso con il “concedente”. Dunque, a differenza che nel contratto di distribuzione/fornitura, il distributore è tenuto a svolgere un’adeguata attività di promozione oltreché conclusione di contratti aventi ad oggetto detti beni del concedente.

Forme contrattuali

Nessun obbligo di forma viene richiesto per la stipula del contratto di somministrazione, salvo, chiaramente, l’ipotesi dell’atto pubblico nel caso in cui oggetto di fornitura siano beni immobili.
Seguendo il criterio dell’interpretazione analogica, salva tuttavia la derogabilità (o necessità ad esempi in caso di esclusiva) nessun obbligo formale viene richiesto ai fini della stipula del contratto di distribuzione.

Parti e obblighi contrattuali

Il contratto di somministrazione vede, quali parti contrattuali, da un lato, il fornitore/somministratore, dall’altro, il somministrato.
Pur collocandosi, usualmente, fra i contratti di impresa, tale fattispecie non è soggettivamente qualificata e pertanto, il contratto, non necessariamente deve concludersi fra soggetti imprenditori.
Come già sopra descritto, la corrispettività delle prestazioni nel contratto di somministrazione si risolve, da un lato, nell’obbligo per il somministratore di fornire periodicamente “cose” al soggetto somministrato, dall’altro, nell’obbligo per quest’ultimo di pagare il prezzo pattuito.

Diversamente, il contratto di distribuzione, si risolve fra il concedente e il concessionario, anche chiamato distributore.
Il distributore, tendenzialmente, è un imprenditore, che, integrato nella rete di vendita del concedente ha il compito di promuovere ed organizzare le vendite entro un certo territorio geografico.
Si tratta inoltre di un soggetto autonomo che opera a proprio rischio.

La principale differenza sussistente dunque fra il contratto di distribuzione e il generale contratto di vendita o di somministrazione riguarda proprio l’oggetto della prestazione.
Per poter essere inquadrato nella distribuzione infatti, il contratto dovrà prevedere non solo la compravendita di merci, bensì una serie di specifici e ulteriori servizi a carico del distributore, previsti contrattualmente o pattuiti nel corso del rapporto commerciale.

Patti e clausole contrattuali – elementi accidentali

Tra gli elementi accidentali del contratto di somministrazione/fornitura giova ricordare:
– il patto di preferenza: patto con cui le parti convengono -per un periodo in ogni caso non superiore a 5 anni, pena l’invalidità della pattuizione stessa- che il somministrando si obblighi a preferire il somministrante nella stipulazione di un successivo contratto avente il medesimo oggetto.
– la clausola di esclusiva a favore del somministrante, nonché infine quella a favore dell’avente diritto alla somministrazione.

Premessa l’atipicità di cui al secondo paragrafo, nonché la conseguente autonomia contrattuale che caratterizza la fattispecie del contratto di distribuzione, passiamo ora ad indicare i principali elementi accidentali ma caratterizzanti la suddetta categoria:
– Impegno del distributore a seguire le direttive di marketing del concedente
– Impegno del distributore ad acquisire annualmente un minimo di prodotti
– Clausola di esclusiva/non concorrenza
– Condizioni di vendita: con tale clausola si fa riferimento alla pattuizione di regole disciplinanti la capacità, le condizioni di fornitura del concedente (se del caso stabilendo dei tetti), prezzi e variazioni, o ancora le modalità di pagamento o di garanzia, inclusa eventualmente la riserva di proprietà
– Modalità di utilizzo dei marchi e segni distintivi del concedente
– Divieto di registrazione del marchio ed obblighi di riservatezza sulle informazioni confidenziali reciprocamente scambiate.

Recesso dal contratto:

A disciplinare il diritto di recesso nel contratto di somministrazione soccorre l’articolo 1569 c.c.

Nei casi invece in cui il recesso riguardi un contratto di fornitura a tempo determinato trova applicazione la disciplina di cui all’articolo 1373 c.c.

In mancanza di una specifica disciplina sul punto, Dottrina e Giurisprudenza sono concordi nel ritenere applicabile anche al contratto di distribuzione la disciplina del recesso appena illustrata con riferimento al contratto di somministrazione.

Conclusione

Le due categorie contrattuali sin d’ora analizzate, pur presentando caratteristiche comuni, risultano essere alquanto distanti fra loro.
Tanto il contratto di somministrazione, quanto quello di distribuzione trovano diffusione e applicazione nella prassi commerciale soprattutto nel settore agroalimentare, sono contratti di durata e contratti a prestazioni corrispettive.
Tuttavia, come visto, mentre la fattispecie del contratto fornitura, puntualmente delineata dal codice civile, si risolve e si limita nella periodica somministrazione di merce a fronte del pagamento di un corrispettivo, quella del contratto di distribuzione, categoria atipica, è caratterizzata da una serie di obblighi posti a carico del soggetto distributore.
Quest’ultimo infatti, non si limita alla vendita dei prodotti forniti da controparte, bensì assume nei suoi confronti una serie di obblighi, fornendo ulteriori servizi (assistenziali, promozionali etc..).
Food Consult può offrirti consulenza per scegliere la soluzione più adatta per la tua azienda, contattaci qui.

 

Vuoi approfondire l’argomento con un nostro esperto? Scrivici e ti contatteremo al più presto!


    Ho letto la privacy policy e autorizzo il trattamento dei miei dati personali*.

    Prova che sei umano selezionando l'icona corrispondente a Albero.

    Condividi questa pagina:

    Magazine Legal

    PRATICHE COMMERCIALI SLEALI – D.LG 198/2021

    1. OGGETTO E AMBITO DI APPLICAZIONE Il Dlg. 198/2021 ha recepito la Direttiva Ue 633/2019, definendo quali pratiche commerciali siano da considerarsi sleali nei rapporti di cessione tra imprese della filiera agricola e alimentare. Le disposizioni si applicano dunque, alle cessioni di prodotti agricoli ed alimentari, eseguite da fornitori che siano stabiliti nel territorio nazionale, […]

    read more

    L’attuale dibattito comunitario sulle etichette nutrizionali: “Nutriscore” o “NutriInform” ?

    Un obiettivo comune. Entro la fine del 2022 l’Unione Europea si è posta l’obiettivo di giungere ad un sistema armonizzato di FPNL (Front-of-Pack Nutrition Labeling) ossia uno standard comunitario in grado di armonizzare le singole politiche di informativa nutrizionale dei prodotti ai consumatori. Al momento sembra non esserci alcuna prospettiva di accordo, permane la netta […]

    read more

    Etichettatura ambientale obbligatoria sugli imballaggi

    Una norma a difesa del consumatore. Il Decreto legislativo n. 116/2020 ha introdotto una serie di novità in merito all’obbligatorietà di alcuni contenuti dell’etichetta degli imballaggi. Gli obiettivi perseguiti dal legislatore, prima comunitario e poi declinati nella normativa interna, sono sostanzialmente posti a tutela del consumatore e dell’ambiente. La direttiva europea 2004/12/CE sugli imballaggi e […]

    read more